Mythos

“Per la sua bellezza e per la sua fecondità gli Dei si contendono il possesso della città.” (Polibio)

Leggenda, credenza, realtà. Un Mito.
L’ Acciaio, nella sua semplice povertà racconta una leggenda lontana, viva ancora nella tradizione e nei luoghi partenopei. La bellezza, la sete di saggezza, l’irruenza, la natura, la rinascita, la vita, l’amore.

I cabochon, i cristalli nelle nuance del Mediterraneo, il blu notte del Lapislazzuli, l’azzurro, il verde e ancora i rossi magmatici del corallo ed il nero della pietra onice ricordano la natura sinuosa, ruvida e primitiva del paesaggio partenopeo.

Sapienza e unicità artigianale incontrano la precisione tecnologica del taglio laser.
Un corpo sinuoso, lunghi capelli che morbidi fluttuano e quasi ricordano le montuosità del Vesuvio, la coda che da parte terminante della sirena diventa piuma. Metà pesce e metà uccello. Una duplice visuale che lascia spazio alla fantasia ed all’immaginazione.

Napoli, perla del Mediterraneo, vuole che la sua fondazione e la sua morfologia siano legate alla mitologia greca della Sirena Parthenope. Tre sirene, tre sorelle. Partenope, la più bella e saggia delle tre, dal suo scoglio, dove oggi si erge il meraviglioso e storico Palazzo Donn’Anna , guardava e ammirava l’intero Golfo di Napoli.

La Leggenda vuole che, rifiutata da Ulisse, secondo l’Opera omerica, disperata si lascia andare tra le onde del mare fino a morire sullo scoglio dove oggi si erge Castel dell’Ovo.

“Parthenope non è morta. Parthenope non ha tomba, ella vive, splendida, giovane e bella, da 5000 anni, corre su i poggi, sulla spiaggia. È lei che rende la nostra città ebbra di luce e folle di colori, è lei che fa brillare le stelle nelle notti serene…quando vediamo comparire un’ombra bianca allacciata ad un’altra ombra, è lei col suo amante, quando sentiamo nell’aria un suono di parole innamorate è la sua voce che le pronunzia, quando un rumore di baci indistinto, sommesso, ci fa trasalire sono i baci suoi, quando un fruscio di abiti ci fa fremere è il suo peplo che striscia sull’arena, è lei che fa contorcere di passione, languire ed impallidire d’amore la città. Parthenope la vergine, la donna non muore, non muore, non ha tomba, è immortale…è l’amore!” (Matilde Serao)

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